Biennale d’Arte di Venezia 2022, il Leone d’Oro va all’artista afroamericana Simone Leigh

Ecco tutti i premi e le menzioni speciali della 59a edizione

Inaugura nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian la 59. Biennale d’Arte di Venezia, e con l’inaugurazione arrivano anche le tanto attese premiazioni. I Leoni e le Menzioni sono stati assegnati il 23 aprile dalla giuria selezionata dalla curatrice Cecilia Alemani, composta da Adrienne Edwards (presidente, è direttrice degli affari curatoriali al Whitney Museum of American Art e co-curatrice della Whitney Biennial 2022), Lorenzo Giusti (direttore della GAMeC di Bergamo), Julieta González (direttrice artistica dell’Instituto Inhotim in Brasile), Bonaventure Soh Bejeng Ndikung (fondatore e direttore artistico di SAVVY Contemporary a Berlino) e Susanne Pfeffer (direttrice del MUSEUM MMK FÜR MODERNE KUNST di Francoforte).

Il presidente del Veneto Luca Zaia ha consegnato il Leone d’Oro all’artista afroamericana Simone Leigh, rappresentante del Padiglione USA che con la sua monumentale scultura “ha fornito un’entrata vincente alla Biennale all’Arsenale, anticipando tutto il percorso della mostra internazionale” nei temi e nelle intenzioni. Questo, oltre all’impressionante contributo del corpus di opere presentato al padiglione nazionale.

Il vicesindaco veneziano Andrea Tomaello ha consegnato il Leone d’Argento all’artista libanese Ali Cherri che alla mostra internazionale Il latte dei sogni ha presentato “un progetto interdisciplinare e una meditazione su suolo, acqua e fuoco da un punto di vista costruttivo e mitico, aprendosi ad altre narrative che si separano dal progresso della logica e della ragione“. L’artista, commosso, ha rivolto un pensiero ai lavoratori del Nord Sudan che gli hanno dato generosità incondizionata e agli artisti di Beirut. Le sue sculture Titans e il suo video Of Men and Gods and Mud esplorano il ruolo fondamentale del fango nella costruzione della civiltà.

Consegnato dal ministro della Cultura Dario Franceschini, il Leone d’Oro per la Migliore Partecipazione Nazionale va alla Gran Bretagna che propone con le opere di Sonia Boyce “una nuova storia, lavorando con donne nere e proponendo le storie zittite con nuove narrazioni, che i visitatori possono rimettere insieme da un coro di voci”Una commossa Boyce ha ricordato la genesi del progetto, ringraziando le donne dietro l’opera.

Menzione speciale all’artista inuk Shuvinai Ashoona, presentata nel Padilione Centrale dei Giardini, che con i suoi nei suoi disegni sulla cosmogonia indigena degli Inuit offre “possibilità di sfuggire alle crisi del presente” con accenni a forze spirituali e fantasmatiche con umani e animali che convivono e si fondono. La seconda menzione speciale va all’artista americana Lynn Hershman Leeson per avere indirizzato l’evoluzione della tecnologia e le fusioni cibernetiche con le sue opere. La quinta capsula del tempo è ispirata al suo lavoro La seduzione di un cyborg, che propone visioni di esseri umani e macchine.

Due le menzioni speciali per i padiglioni: la prima è assegnata alla Francia, che con il lavoro di Zineb Sedira e il team del padiglione mostra nuovi scenari di rivendicazione identitaria e cooperazione. “Nel mio padiglione c’è una pista da ballo, balliamo fino alla fine dei tempi”, ha detto l’artista ritirando il premio con il suo gruppo. La seconda menzione è desinata all’Uganda, ospitata al Palazzo Palumbo Fossati, per l’impegno nell’essere al servizio degli artisti nel loro Paese e perché i due artisti che lo rappresentano – Acaye Kerunen (che ha cantato nel ritirare il premio) e Collin Sekajugo – hanno messo la sostenibilità e la comunità al centro delle loro pratiche artistiche. La speranza, dicono, è quella che questo premio abbia un forte e duraturo impatto sulla comunità artistica ugandese, che esiste e prospera.

I Leoni d’Oro alla carriera della 59. edizione sono stati consegnati all’artista tedesca Katharina Fritsch e all’artista cilena Cecilia Vicuña. “Il contributo di Fritsch nel campo dell’arte contemporanea e, in particolare, in quello della scultura non ha paragoni“, ha detto Alemani in conferenza stampa, che ha sottolineato come il suo lavoro si distingua per opere figurative iperrealistiche e fantastiche e ha ricordato la partecipazione dell’artista a diverse edizioni della Biennale, inclusa questa, dove è proprio la sua grande scultura Elephant del 1987 ad aprire Il latte dei sogni ai Giardini. Vicuña, di cui Alemani ha ricordato il lavoro di artista, poetessa e attivista per i diritti delle popolazioni indigene delle Americhe, “per decenni ha lavorato in disparte, con precisione, umiltà e ostinazione, anticipando molti dibattiti recenti sull’ecologia e il femminismo e immaginando nuove mitologie personali e collettive“. La mostra internazionale include una serie di suoi dipinti e l’assemblage NAUfraga, ispirata alla precarietà della laguna e composta da funi e detriti rinvenuti a Venezia.

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