Cemento, le industrie del settore pronte a investire 4,2 miliardi per la decarbonizzazione

L’industria del cemento va verso la decarbonizzazione, le imprese del comparto sono pronte a investire 4,2 miliardi di euro, ma senza misure di supporto l’industria e’ a rischio. E’ quanto emerso nell’evento di presentazione della strategia organizzato da Federbeton che si e’ tenuto a Roma alla presenza del Viceministro dello Sviluppo Economico Gilberto Pichetto Fratin. Il presidente di Federbeton Roberto Callieri e il vicepresidente Antonio Buzzi ne hanno discusso con Edo Ronchi, Presidente Fondazione Sviluppo Sostenibile, oltre che con i rappresentati di Mise, Mite e Enea. “La filiera del cemento e del calcestruzzo vuole essere uno dei protagonisti della transizione ecologica. Per affrontare la sfida della decarbonizzazione, le imprese si sono dotate di una strategia che, da qui al 2050, prevede investimenti per un totale di 4,2 miliardi di euro, oltre agli extra-costi operativi pari a circa 1,4 miliardi annui – ha indicato Roberto Callieri, presidente di Federbeton – Solo con adeguati e immediati strumenti di supporto si potra’ impedire il depauperamento del tessuto industriale, preservare la competitivita’ della filiera e scongiurare la delocalizzazione delle emissioni.

Non da ultimo, occorre condividere una nuova cultura ambientale, basata sul dialogo e non piu’ sulla contrapposizione preconcetta a qualsiasi scelta dell’industria”. Il Green Deal europeo chiama i singoli Paesi a un impegno concreto, scandito da obiettivi ambientali ambiziosi: riduzione del 55% delle emissioni di CO2 entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990, e neutralita’ carbonica al 2050. Il comparto italiano del cemento e del calcestruzzo, rappresentato in Federbeton, ha da tempo intrapreso un percorso per il miglioramento delle proprie performance ambientali. Questo percorso, e’ emerso nel corso dell’evento, allarga oggi il proprio orizzonte, cogliendo la sfida europea della Carbon Neutrality e delineando una strategia di decarbonizzazione articolata in obiettivi, strumenti e scadenze. Consapevole del proprio ruolo strategico, sottolinea Federbeton, l’industria e’ dunque pronta a mettersi in gioco, ma il percorso non e’ privo di ostacoli: alla decarbonizzazione sono legati investimenti importanti e l’aumento dei costi di produzione. Il primo rischio e’ quello di perdere competitivita’ rispetto alle industrie dei Paesi extra UE, che non sono soggette alle stesse normative ambientali. E’ fondamentale che i meccanismi di protezione ipotizzati dalla Commissione Europea entrino in funzione il prima possibile e con valori adeguati.

Tutte le azioni previste comportano investimenti da parte delle aziende e determinano anche un aumento dei costi operativi.

In particolare si prevedono 4,2 miliardi di euro di investimento e 1,4 milioni di euro annui di extra-costi operativi. Il rischio, secondo gli operatori del settore, e’ che l’industria perda competitivita’ nei confronti dei Paesi extra EU che, non dovendo raggiungere gli obiettivi ambientali condivisi in Europa, hanno costi operativi piu’ bassi. “Del cemento non si puo’ fare a meno perche’ e’ alla base della vita quotidiana, della mobilita’, della sicurezza, della stessa crescita economica del Paese – sottolinea Federbeton – Aumenterebbero quindi le importazioni, con tutte le conseguenze negative sul clima globale derivanti da produzioni con bassi standard ambientali e da trasporti piu’ lunghi. Al di la’ dell’impegno del settore, secondo Federbeton, per la decarbonizzazione e’ necessario il supporto delle istituzioni e un contesto economico e culturale favorevole. Senza adeguate e immediate misure di sostegno si ritiene che l’industria sia concretamente a rischio. Alcune misure sono gia’ inserite nella pianificazione europea del pacchetto Fit for 55 e nei programmi del Governo ma, alla luce dell’analisi effettuata da Kpmg, Federbeton chiede un’accelerazione, con misure adeguate e di immediata applicazione a tutela del settore.

Sul fronte Fit for 55 e CBAM, l’ introduzione immediata del meccanismo di adeguamento CBAM (Carbon Border Adjustment) che prevede misure per proteggere la competitivita’ dell’industria nazionale del cemento dalle importazioni da Paesi extra-UE. Nell’ambito delle tecnologie break-through si chiede il supporto alle imprese per lo sviluppo e l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia (in merito a stoccaggio di CO2, utilizzo di idrogeno nel processo di produzione di cemento, etc.). Infine nel campo degli aiuti di Stato per il clima, l’ambiente e l’energia, l’inclusione del settore del cemento fra i settori energivori elencati nelle nuove Linee guida per gli aiuti di Stato per il clima, l’ambiente e l’energia. Il settore potrebbe cosi’ beneficiare delle agevolazioni per gli oneri indiretti della CO2 legati ai costi dell’energia.

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