Legambiente, Italia in forte ritardo su un piano strategico per l’agricoltura

L’Italia è tra i 10 maggiori produttori di cibo biologico a livello mondiale, e in Europa si colloca al primo posto per numero di occupati nel settore con i suoi 80mila operatori biologici e con gli attuali 2 milioni di ettari. Non solo: dal 2010, la superficie coltivata ad agricoltura biologica nel nostro Paese è aumentata di oltre il 79%, il numero degli operatori del settore di oltre il 69% e nel 2020 il mercato del biologico ha raggiunto i 6,9 miliardi, di cui 4,3 miliardi relativi al mercato interno, più che raddoppiato negli ultimi 10 anni. Eppure, l’Italia è oggi in forte ritardo rispetto agli altri Paesi europei nella definizione di un Piano Strategico Nazionale per l’agricoltura (Psn). Un settore strategico, da cui passa il nostro futuro e quello delle generazioni che verranno, sul quale serve investire, come ricorda l’appello lanciato da Legambiente. La transizione ecologica e la lotta alla crisi climatica passano anche attraverso un’agricoltura sostenibile e di qualità, ed è dunque necessario creare un nuovo modello agricolo ed economico, capace di affrontare le sfide attuali e rispondere in maniera adeguata ai consumatori. 

Quattro i temi chiave (sostenibilità ambientale delle filiere, innovazione, ricerca, cura del territorio) che Legambiente chiede di ri-mettere al centro, all’indomani dell’approvazione definitiva da parte del Parlamento europeo di una Politica agricola comune (Pac) slegata dal Green Deal per volere della maggior parte degli Stati membri e che su questa base impegnerà il 32% del bilancio comunitario con 386 miliardi di euro (38 destinati all’Italia) dal 2023 al 2027. Nella Road map al 2030, l’associazione identifica poi dieci azioni concrete su cui occorre accelerare da qui ai prossimi anni: 

1. potenziare la diffusione della produzione biologica per ridurre l’uso dei pesticidi; 2. creare dei biodistretti, strategici per la transizione ecologica dell’intero comparto agroalimentare; 
3. replicare sul territorio le buone pratiche agronomiche; 
4. tutelare la biodiversità; 
5. garantire la fertilità del suolo; 
6. tagliare la dipendenza dalle fonti fossili, utilizzando le rinnovabili (dal solare termico, al fotovoltaico, fino alla produzione di biogas e bio-metano); 
7. incentivare l’agrivoltaico come strumento per sviluppare energie rinnovabili, senza consumare suolo e nell’ottica della multifunzionalità; 
8. contrastare la lotta agli sprechi idrici ed energetici;
9. spingere sull’innovazione tecnologica delle attrezzature agricole in chiave sostenibile;
10. puntare sulla diffusione di presidi territoriali adibiti alla formazione e informazione degli agricoltori rispetto alle modalità tecniche di attuazione del modello agroecologico. 

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