L’impegno delle aziende del fashion per ridurre le emissioni

Nel nuovo rapporto dell’Onu sull’emergenza climatica anche la moda deve sostenere la transizione ecologica e i brand si mostrano favorevoli all’impegno 

Il Comitato governativo delle Nazioni Unite ha appena divulgato il Climate change report 2021. L’intento è quello di frenare le emissioni di gas nocivi e impedire che gli eventi meteorologici di oggi, strettamente legati all’attività umana, peggiorino. Per l’industria della moda, il risultato è un messaggio inequivocabile che sottolinea che i suoi interventi non sono per ora all’altezza delle misure, e che le aziende devono agire più velocemente.

L’Ipcc, comitato di scienziati convocato dalle Nazioni Unite, ha sottolineato come le parti interessate del mondo della moda debbano, di conseguenza, elaborare nuove soluzioni che includano l’industria del tessile, dell’abbigliamento e della moda e le uniscano in un impegno olistico in aiuto al pianeta. Numerosi marchi hanno già fissato obiettivi ambiziosi per ridurre il loro impatto a lungo termine: Kering mira a ridurre le emissioni della catena di approvvigionamento del 70% entro il 2030. Pvh, proprietario di Tommy Hilfiger, ha promesso una riduzione del 30% entro il 2030. Burberrysi è impegnata in una riduzione del 46% entro il 2030. Lvmh mira a ridurre o evitare le emissioni della supply chain del 55% entro il 2030 e dimezzare le emissioni dal consumo di energia entro il 2026, come detto da un portavoce. Levi’s si è impegnata nel 2018 a ridurre le emissioni della catena di approvvigionamento del 40% entro il 2025, in una dichiarazione a seguito del rapporto dell’Ipcc, ha detto che riconosce che la necessità è più urgente che mai non solo di ridurre le emissioni, ma di aumentare la resilienza in tutte le fasi di rifornimento.

Secondo Ipcc, la riduzione delle emissioni totali deve coinvolgere non solo materiali più sostenibili, ma una transizione completa all’energia rinnovabile in tutta la catena di fornitura e un modello di business diverso che si basi meno sulla produzione di crescenti volumi di nuovi prodotti. «Le aziende di moda si stanno impegnando sempre più a posizionarsi come sostenibili. La maggior parte di questi impegni non sono basati sulla scienza, ma più sull’opinione popolare», ha detto Richard Blackburn, professore di sustainable materials all’università di Leeds. Gli esperti si attendono sforzi più completi da parte del settore moda che si concentrino su cambiamenti a tutto campo e non frammentari. Ciò include l’incentivazione dei produttori a passare alle energie rinnovabili, l’accorciamento delle tempistiche fissate per raggiungere gli obiettivi e la considerazione di soluzioni per l’intera work force e la catena di fornitura.

L’iniziativa Science based targets, per esempio, richiederà presto ai marchi di fissare obiettivi di 1,5°C, cosa che inizialmente era facoltativa (l’obiettivo minimo accettabile era un percorso di 2°C). «L’industria dell’abbigliamento ha visto un grande aumento di aziende che hanno fissato e si sono impegnate a raggiungere obiettivi basati sulla scienza negli ultimi anni», ha affermato Cynthia Cummis, direttore della mitigazione del clima nel settore privato al World resources institute e co-fondatore dell’iniziativa Science based targets. «Tuttavia, dato l’ultimo rapporto dell’Ipcc, è chiaro che bisogna fare di più in tutto il settore aziendale per dimezzare le emissioni entro il 2030 e lavorare per raggiungere le emissioni nette della catena del valore entro il 2050». Per fare questo, Alok Sharma invita le aziende a prendere impegni improrogabili, anche con la campagna Race to zero, un’iniziativa sponsorizzata dalle Nazioni Unite che riunisce governi, aziende e altri in tutto il mondo per raggiungere zero emissioni di carbonio entro il 2050. Oltre a passare a sustainable textiles, i marchi devono considerare l’intero ciclo di vita del prodotto, compreso il passaggio all’energia pulita e la pianificazione di opzioni di end-of-life che non coinvolgano il ricorso alle discariche e possano invece essere parte di ecosistemi rigenerativi.

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